In questi giorni, l’eco della verità risuona nelle fredde strade di Sochi, portando con sé il rumore di una giustizia che fa male. Gli sportivi, quei sacrificati e tanto acclamati eroi delle Olimpiadi invernali, sono stati travolti da un’ondata di scandali che non possiamo ignorare. E non parlo solo di un semplice errore, ma di una vergogna che si manifesta nella sua forma più cruda: il doping. Oggi, i nomi di Evi Sachenbacher-Stehle e William Frullani hanno iniziato a circolare con una reputazione macchiata. E non mi riferisco al normale “fallimento”, ma a qualcosa di più grave. La sostanza proibita, quel veleno che corrode non solo il corpo ma anche l’anima dell’atleta, è stata la causa della loro espulsione dai giochi.
Non riesco a comprendere cosa passi nella testa di certe persone. Come possono questi individui, con anni di preparazione e sacrificio alle spalle, pensare di non essere scoperti? È surreale come, nonostante l’evidenza dei controlli e il rigoroso sistema di monitoraggio, ci sia ancora chi crede di poter ingannare la verità . Eppure, il loro errore è lì, evidente e inconfutabile. È una tragedia personale e collettiva. Pensiamo a Evi Sachenbacher-Stehle, la sciatrice tedesca che, con il suo talento e la sua dedizione, avrebbe potuto conquistare la gloria con onestà . E adesso, invece, è caduta nel baratro dell’infamia. Non è solo una sconfitta per lei, ma un colpo al cuore di chi credeva nella sua integrità . Stessa sorte per William Frullani, il bobbista italiano, il cui nome sarà ora ricordato più per il suo fallimento che per le sue prestazioni.
La domanda che mi tormenta è: «Non sanno, davvero, che saranno scoperti?» In una società dove tutto viene scrutato e analizzato, come si può pensare di passare inosservati? Le regole esistono per un motivo, e infrangerle significa non solo tradire la propria carriera ma anche il sacrificio di molti altri atleti che rispettano le norme. È un insulto alla dignità e alla competizione leale. Questi due atleti hanno visto crollare il loro mondo, e mi chiedo se abbiano mai davvero considerato le conseguenze delle loro azioni. È una lezione amara che dovrebbe servire da monito per chiunque consideri di barare per raggiungere il successo. Le carriere costruite con sudore e dedizione non dovrebbero essere spezzate da un istante di debolezza. Eppure, ecco che la verità emerge, e la carriera, costruita con fatica, svanisce come sabbia tra le dita.
Non possiamo accettare che tali inganni continuino a macchiare il mondo dello sport. La verità deve prevalere, e i colpevoli devono affrontare le conseguenze delle loro azioni. Perché solo così possiamo sperare in un futuro dove l’integrità e il rispetto siano i veri vincitori.
Background musicale: «No Woman, No Cry» – Bob Marley and the Wailers
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