September 19, 2024 Rivelazioni 4 min read 62,214 views

Un’etichetta, un’osservazione, un giudizio: «Sei un’anima nuova»…
Eppure, chi ha il diritto di definire chi siamo davvero?

Mi ha detto che sono un’anima nuova, con quella certezza che solo le persone che non conoscono davvero l’altro hanno. «Sei un’anima nuova», ha detto, sorridendo, come se avesse scoperto qualcosa che non avrei mai rivelato. Che ridicola presunzione. Come si permette di dire una cosa simile? Eppure, c’era qualcosa nella sua voce che mi ha colpita, come se avesse tolto una maschera invisibile e avesse svelato qualcosa che nemmeno io stessa avevo il coraggio di affrontare.

Anima nuova. Cosa significa davvero? Perché ho l’impressione che ogni volta che qualcuno si sforza di metterci un’etichetta, stia cercando di sottomettere la nostra essenza, di limitarla in un confine definito. Che tipo di essenza è un’anima nuova? Forse è solo un altro modo di dire che siamo diversi. Che siamo un po’ più difficili da comprendere, da incasellare, da etichettare. Non mi riconosco in questa definizione, mi sento quasi… Vulnerabile, come se fosse stato svelato un segreto che avrei voluto tenere nascosto.

Quando ci siamo incontrate, lo spazio intorno a noi era pregno di una leggera confusione, ma la sua affermazione ha avuto il potere di fermare ogni movimento, ogni pensiero. La sua sicurezza ha riempito la stanza come un’onda di calore. E io? Io ero lì, distaccata, in silenzio. Eppure, una parte di me si chiedeva: Ma che cosa mi sta dicendo veramente? Mi ha detto che io sia un’anima nuova. Ma io so di più. Sono una di quelle persone che vivono con un’intensità che pochi possono comprendere. E forse proprio per questo non posso accettare la definizione che mi è stata appiccicata come un’etichetta. Non è solo un fatto di percepire la realtà in modo diverso, è un modo di respirare, di pensare, di essere in un mondo che sembra accelerare troppo velocemente. Ma cosa succede quando il mondo non si ferma mai e tu, invece, ti trovi in un angolo in attesa di capire se qualcosa, forse, potrebbe davvero fermarsi?

In quel momento, mi sono persa. Ho iniziato a osservare i miei gesti, i miei movimenti, come se fossi estranea a me stessa. Ho preparato un caffè, il profumo dolce e intenso che si mescolava con l’aria fredda di settembre, cercando un ancoraggio nel quotidiano. Le mani, quasi in automatico, hanno azionato la macchinetta. Il rumore che faceva il caffè che si mescolava con l’acqua mi dava una sensazione di sollievo. Ma, nel contempo, che significato aveva tutto questo? La routine, gli stessi gesti, le stesse azioni ripetute giorno dopo giorno, per cosa? Per chi? Mi sono avvicinata alla finestra. C’era una nebbia sottile che copriva la città, il cielo opaco sembrava quasi abbracciare ogni cosa. Le luci lontane delle macchine si riflettevano sui vetri. Cosa vedo davvero in tutto questo? Mi chiedevo, mentre il caffè finiva di salire nel bicchiere. Non lo sapevo, ma sapevo che c’era qualcosa di incompleto, qualcosa che sfuggiva. La nebbia, le luci, il silenzio. Un insieme di cose che esistevano senza risposte, senza certezze.

Forse non possiamo mai davvero capire chi siamo, ma siamo comunque obbligati a vivere con questa domanda che ci tormenta, ci spinge, ci fa sentire, più o meno, come se tutto fosse una parte di noi. Che cos’è un’anima nuova se non un tentativo di mettere insieme i pezzi di qualcosa che ci sfugge sempre di più? La mia mente, che correva incessante, ora si fermava su un dettaglio. Perché la gente ha bisogno di definire tutto? Di mettere parole là dove non dovrebbero esserci. Di spiegare, di razionalizzare, di domandare continuamente. E io, in tutto questo, che posto ho? E se il mio posto fosse sospeso, come quello spazio vuoto tra le nuvole, in cui nessuno può rispondere a nessuna domanda?

L’anima nuova che mi è stata attribuita non è altro che una proiezione di ciò che gli altri vedono. Ma io, io non sono quello che vedono. Non sono una definizione, non sono un’etichetta. Io sono un’enigma, e resterò tale fino a quando non sarà il momento giusto per essere decifrata. Fino a quando le risposte non diventeranno possibili.

E tu, lettore, quale etichetta ti hanno appiccicato addosso? E, soprattutto, ti ci riconosci davvero?

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