Il freddo di gennaio ti avvolge, e per un attimo il mondo sembra rallentare. Il respiro diventa pesante, le mani fredde, come se non ti appartenessero più. Il cuore batte, ma il corpo è straniero. E dentro, una sensazione di smarrimento cresce. È un gelo che non è solo nell’aria, ma dentro di te, nel profondo, come un silenzio che urla. Quella sensazione di essere lì senza esserci, di vivere in un’illusione che sembra perfetta ma che ti scivola addosso, sempre un passo più in là . Sei sospesa in un’epoca che non ti riconosce, in un tempo che non ti accoglie. È il vuoto che ci definisce, il vuoto che crea un’assenza visibile, il vuoto che diventa una presenza che ti osserva. E tu non fai altro che scivolare in questo abisso di incertezze.
Duemilaventicinque. Leggi quel numero e senti il peso delle sue cifre, come se fossero pesanti, come se fossero piene di significato. Lo scrivi, lo ripeti, lo guardi con occhi che cercano di cogliere l’essenza di qualcosa che non ti è chiaro. 2025. Il suono di quella sequenza è come una formula, un codice che non conosci, ma che ti attrae. È geometrico, perfetto nella sua asimmetria. il due, che porta con sé una dualità . L’equilibrio fragile tra due opposti che si riflettono, che si definiscono a vicenda. Un contrasto che non si dissolve mai. lo zero, come un buco nero, che raccoglie tutto e lascia vuoto. Perfetto nella sua nullità , nel suo non essere. È il principio, ma non è. Lo zero non è promesso, lo zero è pura astrazione. È un cerchio che non ha fine, che non ha inizio. È il vuoto che diventa forma. E il cinque. È la dissonanza. Un’onda che interrompe il flusso, una spirale che non smette mai di girare, che non trova mai riposo. È come se il tempo stesso si fosse piegato, come se stesse danzando, ma danzando su una geometria che non possiamo decifrare. Una danza che non conosce il suo ritmo, ma che continua, ostinata. Così il tempo stesso diventa una dimensione che non possiamo comprendere, un codice che non possiamo leggere, ma solo percepire.
Ogni anno che passa è come una ripetizione. Lo vediamo, lo viviamo, ma non cambia mai nulla. Ogni gennaio è uguale al precedente, ogni anno si rinnova e ci illudiamo che ci sia una differenza. Ma la verità è che siamo ingranaggi di un sistema che ci fa credere in un inizio, in una fine. Ma in realtà , tutto è già stato scritto, tutto è già stato previsto. Ogni passo che crediamo di fare è già stato tracciato, ogni azione è un’eco del passato. E non ce ne rendiamo conto, perché siamo prigionieri di un ciclo che non possiamo fermare, che non possiamo cambiare. È un eterno ritorno, una spirale che ci tiene incatenati. Viviamo, ma non andiamo da nessuna parte. E ogni inizio che celebriamo non è altro che un altro inganno, un altro cerchio che si chiude su se stesso. Festeggiamo l’anno nuovo, ma siamo solo pedine di un gioco che non capiamo. L’illusione di un nuovo inizio è solo una cortina di fumo che ci nasconde la realtà .
La perfezione della geometria del tempo ci inganna. La forma perfetta del triangolo, la ciclicità dello zero, il ritmo spezzato del cinque… Tutto è calibrato, tutto ci parla di un ordine che non vediamo. Un ordine che ci mantiene in equilibrio, come una marionetta che non sa chi tiene i fili. Ogni anno è una simulazione, una proiezione che ci illude di avere il controllo, di avere il potere. Ma noi non sappiamo chi ha creato questa illusione, né perché. Siamo solo spettatori di un palcoscenico che non abbiamo mai scelto. Eppure, nonostante tutto, continuiamo a credere, a festeggiare, a sollevare i bicchieri, come se tutto potesse cambiare, come se il tempo fosse davvero una linea retta. Ma non lo è. Il tempo è un cerchio, un vortice che ci imprigiona, e ogni passo che facciamo è solo un altro giro di quella ruota.
Oggi non brindo. Non festeggio. Non mi unisco al coro. Perché non c’è nulla da celebrare in questo inganno. Non c’è nulla di nuovo. Solo un’altra illusione che si ripete, come ogni anno. Non alzo il calice, perché non c’è nulla da festeggiare. Non c’è un nuovo inizio. C’è solo un altro ciclo che ci tiene prigionieri.
E tu, riesci a vedere oltre questa illusione? Riesci a percepire il vuoto che ci circonda?
Cin Cin.
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Benvenuta nel mio santuario digitale. Sono Alice, e qui raccolgo i frammenti del tempo che scivola tra le mani, da Milano all'Olanda, cercando sempre la bellezza nell'invisibile.
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