Sono qui, immobile, ma ogni fibra del mio essere è in movimento. Ti capita mai di sentirmi sospesa tra due mondi? Come se i tuoi piedi fossero ancora qui, ma la mente avesse già attraversato montagne, mari, e città che non hai mai visto? Il silenzio della stanza è troppo pieno, troppo carico di attese, di pensieri non detti, di desideri mai rivelati. Eppure, nel profondo, c’è una sensazione di pace, quella stessa pace che si prova quando si ascolta il battito di un cuore che sa dove sta andando. Ma io… io non sono ancora pronta a lasciare andare tutto. Non qui. Non ora.
Il caffè scivola nella tazzina, fumante, e con esso il suo aroma si insinua nell’aria come un richiamo. Un respiro che pare fermarsi per un istante. Non è solo il profumo della caffeina che mi sveglia, ma l’essenza di un qualcosa che scava, che spinge. La casa è vuota, eppure mi sembra di sentirla respirare. Ogni angolo, ogni suono, sembra far parte di un respiro più grande, una danza silenziosa che avvolge tutto. E io, qui, immersa in questa solitudine che non è mai vuota, ma colma di pensieri che sanno di eternità . Poi c’è quella mappa. Non è solo una mappa, no. È un grido silenzioso di luoghi che non ho mai visitato, ma che sono entrati dentro di me. Le linee tracciate, i nomi lontani… sembra che la mappa mi stia chiamando. Come se mi dicesse: «Sei qui, ma c’è di più. C’è un mondo che aspetta di essere esplorato, che ti chiama e ti promette risposte». Ma io non parto. Non per paura, ma per quella strana consapevolezza che ogni viaggio inizia da dentro. Ogni passo che facciamo, ogni direzione che scegliamo, è frutto di domande che abbiamo dentro e che ancora non sappiamo come rispondere. Hai mai sentito quella sensazione, quella sete che non si placa mai? Una sete che non si può spegnere con il primo posto che trovi, ma solo con l’atto stesso di cercare.
La colazione di stamattina non è stata solo cibo. È stata memoria. Il burro che si scioglieva sopra il pane caldo, l’aroma che si diffondeva nell’aria come un abbraccio. Eppure, non era solo quel gesto, era quello che mi ricordava. Una mattina in montagna, il fuoco che scoppiettava nel camino, la neve che cadeva leggera fuori dalla finestra. Una solitudine che non pesava, ma che avvolgeva, come una coperta morbida. Ogni cosa aveva il suo posto in quel momento perfetto, come un quadro dipinto dalla vita stessa. Eppure, sapevo che sarebbe finito. Come tutte le cose belle. Come tutti i momenti che sentiamo essere più grandi di noi. E ora, eccomi qui. Con queste sensazioni che scorrono dentro di me come un fiume che non può fermarsi. Ogni pensiero è un’onda che si infrange contro la riva, portando con sé frammenti di qualcosa che non posso afferrare completamente. Ma tu lo senti, vero? Quella sensazione di incompletezza che ci accompagna, quella sottile convinzione che qualcosa ci manca, ma non sappiamo cosa. Non è tristezza, no. È solo la consapevolezza che ci stiamo ancora cercando, che stiamo ancora costruendo chi siamo.
E se tutto questo fosse il senso di tutto? Non cercare di riempire quel vuoto, ma imparare a viverci dentro, come se fosse un luogo che, pur spaventandoci, ci appartiene. La verità non è un’idea, è una sensazione, ed è nascosta tra il rumore delle nostre paure e dei nostri desideri. La verità è nella disarmonia, nell’arte di stare nel caos e di fare pace con ciò che non possiamo cambiare. Hai mai provato a guardare quel vuoto senza paura? A lasciarlo parlare? A sentirlo senza doverlo per forza cambiare? C’è una frase che mi torna in mente spesso: «Non è il destino che conta, ma il viaggio». L’ho letta in un libro una volta, eppure ogni volta che la sento mi sembra che qualcosa non vada. Non è il destino che conta, certo. Ma il viaggio non è solo un percorso che si fa con i piedi, è quello che accade dentro. Ogni passo che facciamo è come un tratto che disegna una parte di noi. Ogni parola che scriviamo è come un segno lasciato sulla pelle del nostro cuore. Non importa se il cammino non è perfetto, se non tutte le tessere del nostro mosaico si incastrano come pensiamo. Forse la bellezza sta proprio lì, nella rottura, nell’imperfezione che ci rende unici.
Eppure continuo. Cammino senza sapere dove mi porterà questa strada. Non è un cammino di scoperta di luoghi, ma di ritorno a me stessa. Ogni volta che mi smarrisco, torno alla mappa. Non per trovare un punto di arrivo, ma per ricordare che c’è qualcosa di più grande di me. Ci sono altre persone che hanno attraversato il cammino, che hanno chiesto le stesse cose, amato, sofferto. E mi consolo in questo. Mi consolo nell’idea che, sebbene da soli sembriamo smarriti, non siamo mai veramente soli. E tu? Dove stai andando? Ti sei mai chiesto se la strada che hai scelto è veramente la tua? O se l’hai seguita solo perché gli altri l’hanno fatta prima di te? Forse è il momento di fermarti. Di ascoltarti. Di non seguire il rumore degli altri, ma quella voce sottile che ti sussurra chi sei davvero. È quella voce che ci permette di trovare casa, dentro di noi. Perché il vero viaggio è questo. Non nei posti che visitiamo, ma nel ritorno a noi stessi.
Il sole è alto ormai, e la stanza è pervasa dalla luce. Ma non è solo la luce che riempie l’aria. È qualcosa di più. Un invito. Un invito a vivere, a sentire, a essere. E io lo accetto, senza esitazioni. Perché ogni passo che faccio, ogni respiro che prendo, mi avvicina sempre di più a quella verità che non smette mai di chiamarmi. E tu? Hai il coraggio di rispondere?
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about alice
Benvenuta nel mio santuario digitale. Sono Alice, e qui raccolgo i frammenti del tempo che scivola tra le mani, da Milano all'Olanda, cercando sempre la bellezza nell'invisibile.
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